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2. Una costellazione di fenomeni
Sottotitolo
Negli anni dell’escalation terroristica, la situazione italiana era particolarmente complessa poiché a essa s’intrecciarono fenomeni diversi, che influirono sul modo in cui terrorismo fu recepito dalla società e sulla risposta dello Stato. 
In particolare, la vita del Paese fu segnata da:
  • violenza politica diffusa, soprattutto scontri tra militanti di estrema destra ed estrema sinistra, particolarmente acuta tra il 1966 e il 1975 (anno della cosiddetta primavera di sangue);
  • uso eccessivo della forza nella gestione dell’ordine pubblico: dagli anni Cinquanta all’inizio degli anni Sessanta, molti lavoratori erano stati uccisi dalle forze di Polizia nel corso di manifestazioni; l’uso eccessivo della forza aveva conosciuto una ripresa a partire del Sessantotto, per tutti gli anni Settanta; 
  • presenza di soggetti favorevoli alla prospettiva del golpe (rappresentati tra i poteri economici e le forze armate), tra fine anni Sessanta e inizio anni Settanta, ed espansione di forme di “potere occulto” (per esempio la loggia massonica P2), in particolare dalla metà degli anni Settanta.
Se la violenza politica creò un’abitudine allo scontro fisico e si intrecciò con l’escalation terroristica, lo stillicidio delle vittime delle forze dell’ordine e la scoperta di trame antidemocratiche, insieme ai numerosi depistaggi nelle inchieste sulle stragi neofasciste avvenute dal 1969, contribuirono a diffondere un senso di sfiducia e talvolta di ostilità nei confronti dello Stato e dei rappresentanti delle forze di sicurezza. Questo, in alcuni settori della società, in particolare nell’area della sinistra extraparlamentare e in alcuni settori delle grandi fabbriche, diffuse un atteggiamento di tolleranza, e talvolta di simpatia, per le azioni del terrorismo di sinistra.

Continua a leggere 3. Una Repubblica giovane sottoposta a pesanti tensioni