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È come sangue e non va via. 2 agosto 1980: la strage, le vittime e la memoria
Antonella Beccaria

Ha studiato scienze politiche a indirizzo storico-contemporaneo all'Università di Pavia e vive a Bologna. Ha collaborato con «Il Fatto Quotidiano» e con il mensile «La voce delle voci». In televisione svolge inchieste per la trasmissione Lucarelli racconta su Rai 3. Tra le altre attività, cura la collana “Senza finzione” per la casa editrice Nuovi Equilibri, si occupa di saggistica per Aliberti Editore, cura articoli di cronaca giudiziaria e approfondimenti per «La voce delle voci», è redattrice della rivista elettronica «Domani», di cui cura anche una rubrica.

2012

È come sangue e non va via. 2 agosto 1980: la strage, le vittime e la memoria racconta la storia di chi perse la vita nella terribile strage della stazione di Bologna, di chi si prodigò nei soccorsi e di chi, negli anni successivi, si impegnò affinché la memoria non fosse soffocata, a cominciare da Torquato Secci.
Qui di seguito si pubblicano le prime righe del testo di Beccaria, integralmente scaricabile in pdf (al fondo della pagina) o in altri formati all'indirizzo del giornale on line «I Siciliani giovani».
Questo è un Paese in cui non sempre le vittime, neanche quelle di un reato imprescrittibile come una strage, sono persone da tutelare. Il 14 aprile 2012 la sentenza del processo di secondo grado per la bomba di piazza della Loggia, esplosa a Brescia il 28 maggio 1974, ha condannato le parti civili al pagamento delle spese processuali. Una simile disposizione, pur conforme a quanto previsto dai codici, è apparsa discutibile quanto meno sul piano morale e qualche giorno dopo è arrivato l’annuncio che il governo Monti si sarebbe fatto carico delle spese. Analogamente, nel 2005 la corte di Cassazione aveva confermato l’assoluzione per gli imputati dell’attentato milanese di piazza Fontana, la madre di tutte stragi, avvenuto il 12 dicembre 1969, imputando le spese processuali ai familiari delle vittime.
Tuttavia, al di là di quanto si stabilisce in un’aula di tribunale, è al Paese che si deve guardare. E ciò che si vede è che, ancora prima della tutela e del rispetto, a mancare è un ricordo condiviso, collettivo, corale verso chi non sopravvisse a quella lunghissima stagione che va sotto il nome di "anni di piombo". A proposito della citata bomba di piazza della Loggia ci fu chi scrisse: «Le vittime della strage di Brescia sono state trattate, in punto di raccolta e di conservazione delle prove oggettive, con meno attenzione e meno pietà di un ubriaco accoltellato in una rissa di osteria». Queste parole sono di un giudice istruttore, Giovanni Arcai, che venne silurato quando il figlio Andrea fu accusato e poi assolto dall’ imputazione di concorso nell'eccidio del 1974.
Anche quella di cui si parla in questo libro è una ferita della storia.

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È come sangue e non va via
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